Apocalisse e Giudizio

Apocalisse e Giudizio (Morte e Resurrezione)

La tragedia del sisma, anzi le tragedie del sisma, quello più recente con Norcia, Amatrice, Arquata, Visso, Camerino, o i precedenti come L’Aquila, l’Umbria del ’97, e a ritroso tanti altri, non solo in Italia, purtroppo, ma anche in altri paesi fortemente sismici, portano sempre in primo piano immagini e parole che sono diventate quasi uno standard. Le prime pagine dei quotidiani, cartacei e on-line, riportano, come fosse un riflesso incondizionato spontaneo e inconsapevole, ovvero poco meditato e poco sviscerato dal pensiero, immagini-icona di persone estratte vive (magari ferite, sofferenti, ancora scosse) dalle viscere della terra, dalla propria “casa terrena” ridotta a cumulo di macerie; estratte da buchi profondi e cupi che paiono quasi tombe. Coloro che hanno la fortuna di essere estratti appaiono, come è naturale che sia, spaesati, fuori luogo, privi di forza vitale, con capacità percettive ridotte, sbiancati, con tratti somatici sconvolti. (Cfr. immagini allegate).

Il successo di queste immagini (e il “bisogno” di mostrarle, e ripetutamente!) nei principali media di massa non può essere attribuito solo all’”effetto shock” che attrae e repelle (una sorta di sublime post-romantico un po’ scaduto), alla spettacolarizzazione della tragedia che fa vendere copie di quotidiani, o alla simpatia (sýn-pátheia – stesso pathos) per chi sopravvive al caos. Il successo di tali “icone” affonda le radici in qualcosa di più profondo e proverò ad abbozzare delle risposte che ognuno potrà completare/approfondire secondo la propria cultura e storia di vita. Ma prima è giusto aggiungere altre osservazioni importanti. Osservazioni riguardanti gli “angeli”. Quali? Quelli che la stampa e, di riflesso, la massa, definisce tali in queste occasioni tragiche: principalmente i Vigili del fuoco (e non a caso “principalmente”, poiché proteggono anche dalle fiamme), ma anche Carabinieri, Protezione Civile, e altre forze dell’”ordine”!  (Cfr. immagini allegate).

Altro termine di successo che compare spesso nei titoli delle prime pagine che raccontano eventi sismici: “Apocalisse”. Mi piacerebbe approfondire anche l’espetto formale di queste prime pagine, ovvero la disposizione dei titoloni, di immagini e contorno di vario tipo, che spesso simula o scimmiotta la “simmetria sacra” di antichissima origine mediorientale, ma in questa sede sono sufficienti i confronti tra immagini che ognuno può fare da sé.

A questo punto vorrei mostrare qualche immagine tratta dall’iconografia cristiana dei secoli passati (non ho abbastanza tempo per approfondire la ricerca iconografica in oggetto in altre culture non cristiane o in aree geograficamente molto distanti dall’Europa e dal Mediterraneo – mi riservo di farlo più in là) che può dare di per sé molte risposte alle domande esplicite e implicite che ho posto. (Cfr., con molta attenzione, le immagini allegate). Da questa breve raccolta ho tenuto fuori l’iconografia della Resurrezione di Cristo perché è un “caso” speciale.

Il confronto potrebbe risultare sconcertante/illuminante per chi non è avvezzo agli studi iconografici, alle indagini “alla Warburg” e sua progenie di storici dell’arte. Il parallelismo tra pittura antica (anche molto antica), o mosaico, e immagini della più recente attualità è quasi visivamente “fragoroso”. Alla fine dell’Apocalisse biblica c’è il Giudizio universale. Gli angeli estraggono i corpi dei salvati, a destra di Cristo Giudice, li proteggono dalle fiamme dell’Inferno, a sinistra di Cristo. I salvati risorgono a nuova vita, spesso con l’espressione imbambolata di chi è fuori luogo, di chi riapre gli occhi a nuova percezione (quelli veri e quelli della coscienza profonda) e in genere vengono accompagnati nella loro nuova casa, la Gerusalemme Celeste, geometricamente e stilisticamente ordinata e soprattutto “sicura” in eterno! I salvati emergono, o vengono tirati fuori, dalle viscere della terra nella quale erano “stati gettati” come se sbucassero da aperture spesso strette, di forma quadrata, dopo aver scoperchiato (magari con l’aiuto degli Angeli) il proprio loculo terrestre. Generalmente sono nudi, senza vergogna e fanno sentire a chi guarda che la forza di gravità è ancora presente, che si fa fatica a staccarsi dalla vecchia Terra. La prima uscita è pericolosissima, i salvati sono come nuovi bambini bisognosi di protezione e chi li deve proteggere sono gli angeli del Paradiso, che si distinguono da tutti gli altri personaggi della scena perché hanno una loro specifica “divisa”. Mi fermo qui con la descrizione/interpretazione delle opere d’arte proposte funzionali alle mie riflessioni, ma ripeto che le opere di appoggio potrebbero essere molte molte di più.

La prima deduzione spontanea che si può fare seguendo il percorso delle mie riflessioni (un po’ a braccio, lo confesso, ma per niente azzardate!) è che secoli di arte cristiana in occidente (includendo però in tale fumoso orizzonte culturale anche il mondo bizantino) hanno condizionato l’immaginario collettivo tanto da “non spostare una virgola” di questo bagaglio culturale nell’ultimo millennio. Quando la nostra coscienza ha bisogno di un immagine significativa, simbolica, attraente, capace di raccogliere spunti caotici dell’intelletto, l’archivio collettivo (i mitologemi, gli archetipi) che è nel nostro codice genetico glieli fornisce con immediatezza. Come corollario di tale concetto ne consegue che bisogna stare molto attenti alla tipologia di immagini che si veicolano perché esse hanno effetti duraturi e certi; e, deduzione ancor più logica, è necessario sviluppare a tutti i livelli di crescita dell’individuo competenze specifiche sulla struttura e il funzionamento delle immagini.

Tuttavia queste ultime non sono le vere risposte alla mia domanda sul perché le immagini dei corpi estratti vivi dalle macerie dei terremoti, o delle valanghe (ricordo Rigopiano, comunque collegata alle scosse di terremoto), sono così attrattive e significative. Ci sono molte, troppe cose che vorrei dire, ma provo a sintetizzarle in questo modo: quelle immagini simulano un ipotetico (personale e collettivo) destino di salvezza che fa anche presagire un passaggio critico da un tempo discontinuo a un tempo continuo. Dopo aver toccato il fondo dell’esser-ci, e dell’esser gettati nel mondo, consegnati alla discontinuità, di heideggeriana memoria, pre-vediamo, attraverso lo “spettacolo iconico” dell’estrazione dalle viscere della terra dell’individuo “consegnato al Mondo”, una possibile soluzione all’abbandono assoluto che la Morte vorrebbe confermare. Lo “spettacolo iconico” ci dice però molte cose sulla Morte che non siamo in grado di razionalizzare del tutto.

Ripeto e sottolineo che si tratta di un abbozzo di percorso intellettuale, iconografico e filosofico che avrebbe bisogno di ben altre indagini e supporti per essere veramente significativo e penetrante. Per il momento mi accontento di questo “fermo immagine” e comincerò a prendere appunti per gli sviluppi successivi di molte delle sue parti.

(C.N.)

Qualche riferimento bibliografico/sitografico

Heidegger

Bataille

Warburg

Giudizio Universale

Soteriologia

 

Annunci

12 risposte a "Apocalisse e Giudizio"

  1. Ho letto più volte l’articolo per poter riuscire a formulare la mia idea e a poter esprimere il mio pensiero.
    Quello che si evince dal testo, che trae il suo inizio dall’utilizzo delle immagini nella spettacolarizzazione della tragedia così come di termini quali “angeli” per la definizione di coloro che prestano la loro opera dopo l'”Apocalisse”, per transitare nella disposizione grafica nonché contenutistica degli articoli che appaiono in proposito su riviste, giornali e testate, siano esse on line o cartacee, mettendole in parallelo con l’iconografia sacra, per poi ricondurre il tutto ad una stessa domanda o, direi meglio, allo stesso mistero, se mi concedi il termine, che ci ri-porta al rapporto con la Morte.
    Il “fermo immagine” di cui parli, a mio parere, perde i suoi contorni se non viene messo a fuoco il nucleo dell’argomento quale embrione da sviluppare e che ritengo dalla lettura del tuo articolo essere la sintesi finale.
    Sintesi finale che potrebbe invece capovolgersi quale inizio di ricerca: iconografica, filosofica e, perché no, letteraria e poetica.
    L’immagine riesce a parlare e a comunicare l’indicibile, poiché non razionalizzatile, memento mori.
    Con si suoi dubbi, le incertezze, le paure e con esse il mistero, eventuale, di una, se pur temporanea, salvezza.
    Diventa difficile a questo punto rimanere fuori dalle tematiche di tipo religioso che esso comporta e che sembrano travolgerci per ciò che, nella storia e nel tempo, sono state le motivazioni che hanno visto l’uomo agire in terra.
    Ma non vorrei inoltrarmi oltre.
    Ritorno al tuo articolo e mi colpisce positivamente l’osservazione che ogni corpo estrapolato dalle macerie, che sono state esse stesse motivo vitale e significativo di un’esistenza, possa comunicare un eventuale allontanamento all’abbandono e, aggiungo, al vuoto della Morte.
    L’uscita dal freddo inconoscibile, la luce in fondo al tunnel, un tempo quasi irreale di ri-nascita.
    Il nuovo parto della terra che rende vita alle sue creature: come non guardarlo come simbolo di una Morte che può, essere, momentaneamente anche vinta?
    Con questo concludo e ti ringrazio.
    E che i tuoi pensieri siano generatori di altri, in te, in me, in tutti coloro che hanno la forza di fermarsi, una volta.
    Paola

    Piace a 1 persona

  2. A vedere queste immagini mi spezza il cuore .
    Pensando che queste persone sono state sommerse dalle macerie per ore e giorni interi mi fa venire da piangere .

    Mi piace

  3. Io ha posto di queste persone non ce l’avrei mai fatta , ma la cosa più importante è che ce l’abbiano fatta la maggior parte delle persone a sopravvivere a questo trauma.

    Mi piace

  4. Secondo me, questo articolo fa ricorrenza al dispiacere, alla nostalgia e alla disperazione delle povere persone che hanno perso la loro casa a causa di questo violento sisma che ha laciato tristezza nei cuori sia dei grandi che dei bambini, che quest’ultimi prima erano spensierati, felici e contenti. Ora, purtroppo, la situazione è alquanto difficile: case crollate, edifici inagibili, persone distrutte psicologicamente… Speriamo che ritorni tutto alla normalità e che le persone possano vivere più felici.

    Mi piace

  5. Il terremoto ha scosso tutti ed è ancora difficile dimenticare e ricominciare ma grazie ai paesi avanzati che ci hanno aiutato molto possiamo ritornare a sorridere.

    Mi piace

  6. L’articolo fa capire molto bene quello che hanno dovuto passare molte persone vittime del terremoto del centro Italia. Ma grazie ai paesi che ci hanno aiutato si spera che tutte le persone possano tornare a sorridere e a vivere la loro vita come facevamo prima del sisma.

    Mi piace

  7. E’ già… questo fenomeno naturale è stato alquanto disastroso, ma con questa spiacevole situazione, ci siamo potuti ricordare che esiste ancora un’Italia molto collaborativa, ma soprattutto collettiva, perché grazie a questi aiuti umanitari, San Ginesio e tutto il Centro-Italia, sta rinascendo da questo brutto periodo, potendo ricominciare di nuovo con nuove sicurezze pubbliche e private.
    Grazie Italia!

    Mi piace

  8. Questo fatto inaspettato, ha sconvolto l’intero centro Italia; molte persone hanno perso la vita, molti sfollati, ma non ci siamo abbattuti e quasi tutti noi del centro Italia siamo tornati con il sorriso.

    Mi piace

  9. Leggendo questo articolo, il mio primo pensiero va alle centinaia di persone che hanno perso la vita.
    Quanti borghi rasi al suolo!
    Grazie alla solidarietà degli altri paesi, spero che tutti i terremotati, quanto prima, tornino a sorridere ed a sperare in un futuro migliore.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...