Costruire ponti, non muri!

L’articolo che segue si inserisce pienamente nell’ottica “allargata” del Blog La Terra Trema che, come sottolineato nella Home già da qualche tempo, non si occupa più soltanto di terremoto in senso stretto (come nella fase iniziale, critica e drammatica per i territori interessati), ma si apre alla riflessione su fenomeni complessi di un Mondo “scosso” da realtà inaccettabili.

 

“Costruire ponti è sempre meglio di costruire muri”

Incontro col dott. Ceresani tra scuola, mondo e lavoro

Gli alunni della classe 3 A con la professoressa Ceresani hanno approfondito il fenomeno migratorio, con un particolare riferimento all’immigrazione attuale trattando anche l’operazione Sophia, il progetto dell’UE rivolto alla risoluzione dell’emergenza profughi provenienti dal nord Africa.

Il 23 febbraio le classi terze delle due sezioni hanno incontrato il dottor Luca Ceresani, specializzando in lingue arabe all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha lavorato come interprete e traduttore a bordo della nave San Giorgio, una delle piattaforme su cui si è svolta l’operazione.

Durante l’incontro il dott. Ceresani ha illustrato finalità, obiettivi e attività dell’Operazione Sophia. Successivamente i ragazzi hanno avuto modo di sottoporre alcune domande. Di seguito l’intervista.

È stata una bella sensazione partecipare a questa “missione”? Sì, perché ho imparato molte cose e non mi sarei mai aspettato di essere chiamato per questa missione, visto che formalmente non sono nemmeno laureato. A marzo discuterò la tesi che ho lasciato in sospeso per partire per l’operazione.

Qual era la tua giornata tipica? La sveglia era prevista per le 7:00 mentre i libici si dovevano svegliare alle 6:30 per la loro preghiera. Dalle 8:30 alle 12:00 c’erano le lezioni, poi iniziava la mensa, che si effettuava in tre diversi orari. Alle 11:30 ricominciavano le lezioni che finivano alle 17:30, durante il tempo libero tra la fine delle lezioni e l’inizio della cena si poteva andare in palestra, preparare i vari power point per le lezioni del giorno successivo o svagarsi con attività ricreative. Alla fine del tempo libero, verso le 18:30 iniziava la cena che si divideva in tre turni, finendo alle 20:00. Alla fine della cena, prima di andare a letto, si potevano svolgere attività post cena.

Com’era il rapporto tra i libici e gli italiani? Inizialmente c’era distacco e diffidenza, però c’era un mediatore culturale che cercava di eliminare le distanze. Verso la fine della missione, dopo tre mesi sulla nave insieme abbiamo legato, ma per la stretta e forzata convivenza alla fine ci sono stati alcune discussioni, più che altro legate a questioni lavorative.

Secondo te continuare l’operazione è una buona idea oppure ci sono altri metodi che si potrebbero utilizzare? Secondo me l’operazione Sophia dovrebbe continuare perché porterebbe un futuro migliore rispetto alla situazione attuale, soprattutto in Libia. L’unico problema è il quadro politico. Comunque costruire ponti è sempre meglio che costruire muri.

Durante l’addestramento avete avvistato barche di migranti? Sì, soltanto alcune volte, però la nostra nave non si poteva fermare per supportarli. Trattandosi di una operazione dell’esercito eravamo carichi al limite e non attrezzati per il salvataggio e il conseguente soccorso medico.

Il lavoro degli interpreti comporta quali difficoltà? Sì, perché delle volte ti trovi a dover mediare tra persone di diverse lingue ed etnie e devi evitare equivoci e possibili contrasti.

Nella nave erano presenti donne? No, tutti gli interpreti erano uomini, il personale medico prima era formato da donne poi sono state sostituite, le uniche donne che sono rimaste nella nave erano militari.

Quali nazioni europee sono state coinvolte? Gli stati che hanno partecipato a questa “missione” sono la Libia, l’Italia, la Spagna, il Portogallo, la Francia, i Paesi Bassi, la Grecia, Malta, l’Estonia, il Regno Unito, la Slovenia, il Belgio, la Bielorussia e la Croazia.

Parlaci della primavera araba. C’è un’idea di risveglio della cultura araba, a partire dal 2011 ci sono state diverse rivoluzioni contro le dittature militari, anche se spesso non hanno dato i frutti sperati. Ad esempio in Libia ora ci sono tre governi diversi.

Che valore ha per te il tuo lavoro? Apre le porte, anche perché non studi solo lingue, ma culture.

L’incontro è stato molto utile ai ragazzi per approfondire in modo concreto e diretto il valore dell’Operazione. In tempi di scelte e orientamento, il confronto con Luca Ceresani è stato inoltre una occasione importante per conoscere una delle possibili professioni per chi sceglie un percorso linguistico. “La lingua apre le porte”. Così Luca Ceresani sostiene la formazione che ha deciso di seguire e sottolinea come al giorno d’oggi le lingue siano strumenti fondamentali per avere una carriera lavorativa e soprattutto per conoscere il mondo e favorire l’integrazione.

FOCUS ON – Operazione Sophia

L’Operazione Sophia è un’operazione militare lanciata dall’Unione Europea creata in conseguenza dei naufragi avvenuti negli ultimi anni che hanno coinvolto diverse imbarcazioni che trasportavano migranti provenienti dalla Libia. La sede operativa è situata a Roma.

Lo scopo dell’Operazione è quello di neutralizzare le consolidate rotte dalla tratta dei migranti nel Mediterraneo, lanciata dall’Europa il progetto avvia sforzi sistematici per individuare, catturare le navi ed attrezzature sospettate di essere utilizzate da contrabbandieri per il traffico di migranti, droga e armi.

L’Operazione Sophia è stata sostenuta da molti stati della UE (circa 13) e da associazioni come FRONTEX, UNHCR, CISOM, la Marina italiana e libica. Il progetto è messo in atto attraverso due principali navi: la nave San Giorgio e la nave Rotterdam.L’equipaggio a bordo è principalmente maschile, dai 20 ai 55 anni; sono poi presenti degli interpreti, 4 italiani e 2 tunisini che nella seconda parte della missione sono stati sostituiti da 4 libici e 2 italiani.

FOCUS La Libia attualmente è divisa in tre stati: lo stato islamico – dov’è presente l’ISIS – uno stato sostenuto da Russia ed Egitto e l’ultimo dall’UE e l’ONU. L’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza ha giudicato questa Operazione un contributo fondamentale nella lotta contro l’instabilità nella regione mediterranea e come un modo per ridurre la perdita di vite umane in mare e aumentare la sicurezza dei cittadini europei.

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2 risposte a "Costruire ponti, non muri!"

  1. l mondo non sta bene. E continuerà a stare così finché gli altri, cioè tutti noi, non capiranno che la soluzione ai problemi della Terra risiede in un cambiamento del nostro modello di sviluppo. Finché non prenderanno coscienza che potremo stare bene tutti su questo pianeta, solo se usciremo dalla logica dell’individualismo e della competizione, ed entreremo in quella della condivisione e della cooperazione.

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  2. Per me è bello vedere come i paesi avanzati aiutino i paesi in difficoltà e in arretratezza. Credo anche che le maggiori potenze mondiali devono riportare ordine politico in Libia e stabilire un unico governo democratico. Solo quest’ultimo può garantire il rispetto dei diritti umani.

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